L’assegno di ricollocazione è una delle novità introdotte dal Jobs act, sul fronte delle politiche attive. Si tratta di un contributo economico per i servizi per il lavoro che offrono un’opportunità di impiego a un disoccupato da più di 4 mesi.

L’assegno di ricollocazione è tanto più cospicuo quanto più è difficile ricollocare il lavoratore in questione. L’importo dell’assegno può essere speso dal lavoratore presso il Centro per l’Impiego o presso i soggetti accreditati in materia di politiche attive del lavoro, per poter frequentare corsi professionali che lo aiuteranno a reinserirsi sul mercato del lavoro.

Le persone che possono richiedere l’assegno di ricollocazione sono coloro che una volta terminata la Naspi (la nuova indennità di disoccupazione), risultano ancora privi di un’occupazione. Per poter richiedere l’assegno è necessario aver fruito completamente dell’indennità di disoccupazione Naspi e rientrare in una delle seguenti categorie:

Lavoratori a rischio disoccupazione: ossia posti in Cigs a seguito di una cessazione, anche parziale, dell’attività dell’azienda, ovvero, sospesi per una procedura concorsuale del datore di lavoro; in Cassa integrazione in deroga, in contratti di solidarietà.

Lavoratori disoccupati: rientrano in questa categoria i lavoratori che hanno cessato il rapporto di lavoro a causa di un licenziamento collettivo, giustificato motivo, risoluzione definitiva di un contratto di lavoro a tempo determinato, a chiamata, apprendistato, inserimento, somministrazione o a progetto; cessazione anticipata del contratto per cause diverse dalle dimissioni volontarie o da risoluzione consensuale del rapporto di lavoro; dimissioni per giusta causa del lavoratore. I disoccupati sono pertanto coloro che hanno acquisito lo status di disoccupato dopo aver sottoscritto presso il Centro per l’Impiego la Did, dichiarazione di disponibilità immediata al lavoro.

Lavoratori disoccupati parziali: sono coloro che pur avendo un lavoro dipendente o autonomo hanno un reddito annuo di importo pari o inferiore a quello esente da Irpef e di conseguenza esonerati dall’obbligo di dichiarazione dei redditi.

Secondo l’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro, la potenziale platea è di un milione di persone. Ma ci sono 200mila disoccupati che rischiano di restare tagliati fuori, non avendo i sufficienti requisiti contributivi.

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